Decisioni censite
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Tema
Le decisioni sul recesso del datore di lavoro: giusta causa, giustificato motivo, tutele applicabili, impugnazione e decadenza.
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7 Novembre 2026
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Il licenziamento è l'atto con cui il datore di lavoro recede dal rapporto, e resta il tema su cui si concentra la maggior parte del contenzioso di lavoro. La disciplina si regge su pochi testi: gli artt. 2118 e 2119 del codice civile (recesso con preavviso e giusta causa), la legge n. 604 del 1966 (giustificato motivo, forma scritta, termini di impugnazione), l'art. 18 dello Statuto dei lavoratori nella versione riscritta dalla legge n. 92 del 2012 e il d.lgs. n. 23 del 2015 sul contratto a tutele crescenti, che si applica agli assunti dal 7 marzo 2015. Il giudice verifica prima di tutto che il recesso sia stato comunicato per iscritto con i motivi, poi che il motivo dichiarato esista e sia proporzionato, infine quale tutela spetti se il licenziamento è illegittimo.
Le decisioni schedate in questa pagina seguono tre linee ricorrenti. La prima riguarda la prova del motivo: nel licenziamento per giustificato motivo oggettivo il datore deve dimostrare la ragione organizzativa, il nesso con la posizione soppressa e l'impossibilità di ricollocare il lavoratore (il cosiddetto repêchage), verificata sulle mansioni effettivamente svolte e non su quelle solo formalmente attribuite. La seconda riguarda il licenziamento disciplinare: la condotta contestata va letta alla luce delle previsioni del contratto collettivo e, se per quel fatto il contratto prevede solo una sanzione conservativa, il licenziamento è sproporzionato e scatta la reintegrazione anche nel regime delle tutele crescenti. La terza riguarda gli effetti del licenziamento sul rapporto: che cosa accade alle retribuzioni maturate durante una reintegrazione poi riformata in appello, se spetta la NASpI dopo l'ordine di reintegra, se il datore può intimare un secondo licenziamento per un motivo diverso mentre pende il giudizio sul primo.
Un punto che le schede ricordano spesso è la decadenza: il licenziamento va impugnato con atto scritto entro 60 giorni dalla comunicazione e, nei 180 giorni successivi, occorre depositare il ricorso o avviare un tentativo di conciliazione o arbitrato (art. 6 della legge n. 604 del 1966). Il termine vale anche quando si sostiene che il licenziamento sia nullo o che il rapporto, formalmente autonomo, fosse in realtà subordinato: in quel caso la decadenza si applica all'atto scritto che pone fine al rapporto, anche se il committente non lo chiama licenziamento.
Le schede riportano estremi, massima, esito e fonte primaria di ciascuna decisione; le edizioni del Labour Index che trattano il tema ne danno la lettura d'insieme. Le pagine di approfondimento collegate spiegano come lo Studio assiste lavoratori e imprese nei licenziamenti individuali.
Le dichiarazioni rese dal lavoratore quale testimone possono avere rilevanza disciplinare se consapevolmente o colpevolmente non veritiere e, per contenuto, contesto e gravità, idonee a incidere sul…
Il mero ripristino di diritto del rapporto conseguente all’ordine di reintegrazione non esclude la prestazione di disoccupazione ove manchi il ripristino di fatto del sinallagma.
Nel licenziamento per giustificato motivo oggettivo, l'onere di provare l'impossibilità di reimpiego del lavoratore grava sul datore di lavoro e il repechage va verificato con riferimento alle…
L'art. 4, comma 4 ter, della legge n. 42/1999 non riapre i termini di iscrizione agli elenchi speciali ad esaurimento per chi non abbia aderito alla disciplina precedente, non sana retroattivamente…
La riforma della sentenza di reintegrazione non travolge gli effetti retributivi derivanti da atti di concreta gestione di un rapporto di lavoro effettivamente ripristinato, qualora la mancata…
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Qui le decisioni sono in pillole: estremi, esito e principio in breve. La scheda completa, con il commento, la questione decisa e il link al provvedimento originale, resta per chi riceve gli aggiornamenti dell'Osservatorio. L'iscrizione è gratuita e apre subito i contenuti su questo browser; una email quando esce un'edizione o una nota, nessun altro uso dell'indirizzo.
Riprese dalle edizioni del Labour Index con l'etichetta di forza assegnata nel rapporto.
Le decisioni depositate tra luglio e agosto 2026 convergono nel riconoscere che l'effettiva ripresa dell'attività lavorativa, successiva all'ordine di reintegrazione, impedisce la ripetizione delle somme corrispondenti alla prestazione resa. L'elemento decisivo non è la sola esistenza dell'ordine giudiziale, ma l'effettivo ripristino del rapporto e della prestazione lavorativa. Ne discende una distinzione tra le somme dovute per l'illegittimità del licenziamento, che restano ripetibili se la pronuncia di reintegrazione è riformata, e le retribuzioni maturate dopo l'effettiva ripresa dell'attività, che trovano titolo nel rapporto concretamente ripristinato e non sono ripetibili. L'effetto espansivo esterno della riforma (art. 336, secondo comma, c.p.c.) travolge le conseguenze che dipendono direttamente dalla pronuncia caducata, non gli atti di concreta gestione del rapporto temporaneamente ripristinato: l'effettiva ottemperanza all'ordine di reintegrazione opera quindi come criterio di qualificazione delle somme.
Limiti: Le quattro ordinanze sono state decise nella stessa udienza del 3 giugno 2026 e depositate tra luglio e agosto 2026: la convergenza esprime un indirizzo della stessa sezione in un'unica adunanza e resta un possibile trend finché non trovi conferma in decisioni successive; le affermazioni disponibili non dettagliano le circostanze fattuali di ciascun caso.
La disciplina applicabile al procedimento disciplinare dipende dall'epoca di commissione dell'illecito: le disposizioni del Capo VII del d.lgs. n. 75/2017 si applicano agli illeciti successivi alla sua entrata in vigore, il testo anteriore dell'art. 55-ter agli illeciti precedenti.
Limiti: L'interpretazione deriva da un solo provvedimento e non contiene elementi sul periodo concreto degli illeciti né su ulteriori fattispecie.
La pronuncia ribadisce una configurazione condizionata del secondo licenziamento: esso può essere fondato su una causa o un motivo autonomo e distinto, ma i suoi effetti operano soltanto nell'ipotesi di invalidità o inefficacia del primo recesso.
Limiti: L'interpretazione si fonda su un'unica pronuncia e non consente valutazioni sulla diffusione dell'orientamento o sulle sue applicazioni in fattispecie differenti.
Come si sono concluse le decisioni schedate su questo tema. L'esito processuale descrive la sorte del ricorso, non chi ha ragione nel merito. Il corpus dell'Osservatorio non e' un campione rappresentativo della giurisprudenza nazionale: i numeri descrivono le decisioni raccolte e verificate nel periodo, non l'intero contenzioso.
Dal 2027 la pensione di vecchiaia si raggiunge a 67 anni e un mese. Quando il datore può licenziare senza motivazione chi ha i requisiti, quando la tutela torna se il rapporto prosegue, che cosa vale nel pubblico impiego: Cass. 23603 e 24917/2025, Corte cost. 125/2026.
La sentenza della Corte costituzionale n. 174/2026 e le conseguenze per i lavoratori assunti prima del 7 marzo 2015 da datori di lavoro sotto soglia.
Per la Cassazione contano i fatti: chi organizza, dirige e controlla il personale può vedere appalto e distacco qualificati come irregolari.
54/100
Nel trimestre, la giurisprudenza costituzionale interviene su due condizioni di accesso e permanenza nel lavoro. Con la sentenza n. 125, depositata il 14 luglio 2026, la Corte costituzionale dichiara illegittimo il limite fisso di settanta anni per il trattenimento in servizio del personale…
41/100
La giurisprudenza del semestre pone al centro la qualificazione e la disciplina del rapporto, i limiti del potere di recesso e le garanzie del procedimento disciplinare.
È costituzionalmente illegittimo l'art. 8 della legge 15 luglio 1966, n. 604, limitatamente alle parole «, se dipendenti da datore di lavoro che occupa più di quindici prestatori di lavoro»: la…
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La riforma della sentenza di reintegrazione non travolge gli effetti retributivi derivanti da atti di concreta gestione di un rapporto di lavoro effettivamente ripristinato, qualora la mancata…
In caso di effettiva ricostituzione del rapporto in esecuzione di un ordine giudiziale di reintegrazione, la successiva riforma della sentenza non travolge gli obblighi sorti durante il periodo di…
Quando il datore di lavoro abbia effettivamente ripristinato il rapporto in esecuzione di un ordine di reintegrazione, la successiva riforma della sentenza non elimina gli obblighi insorti durante il…
Nel regime dell'art. 3, comma 2, del d.lgs. n. 23/2015, qualora una specifica e nominata inadempienza sia punibile dal contratto collettivo esclusivamente con sanzione conservativa, il fatto è…
Nell'appalto svolto prevalentemente mediante prestazioni di manodopera, l'organizzazione dei mezzi dell'appaltatore deve tradursi in un servizio autonomamente organizzato e gestito, senza interventi…
Escluso il carattere ritorsivo e, quindi, la nullità del licenziamento, non è applicabile la tutela reintegratoria piena di cui all'art. 18, commi 1 e 2, della legge n. 300/1970; il regime…
Nel periodo di efficacia della disciplina emergenziale, il lavoro agile poteva essere applicato dai datori di lavoro privati anche senza accordo individuale scritto; l'accordo può essere provato come…
Nel licenziamento disciplinare, è contraddittoria la motivazione che ritiene l'inadempimento non rilevante pur riconoscendone l'idoneità a generare fondati dubbi sulla futura correttezza…
Nel rapporto di lavoro subordinato, il datore di lavoro può intimare un secondo licenziamento fondato su una causa o un motivo diverso, autonomo e distinto rispetto al primo.
La falsità documentale o dichiarativa resa in occasione dell'accesso al pubblico impiego non impone un'alternatività rigida tra decadenza e licenziamento disciplinare.
La violazione degli artt. 115 c.p.c. e 2697 c.c. non è configurabile quando la censura investe la valutazione delle prove; il vizio di cui all'art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c. non può essere dedotto…
Nel settore autoferrotranvieri, se il lavoratore richiede l'intervento del Consiglio di disciplina, l'adozione diretta del licenziamento disciplinare da parte del datore viola una norma imperativa…
Nel licenziamento per giustificato motivo oggettivo, ove l'inquadramento della lavoratrice non sia limitato al settore soppresso, non è legittimo circoscrivere la scelta ai soli addetti a tale…
Nel licenziamento per giustificato motivo oggettivo, quando la riorganizzazione comporti un'esigenza generica di riduzione di personale omogeneo e fungibile, il datore di lavoro deve individuare il…
In caso di ritiro del tesserino di accesso aeroportuale, qualora l'impedimento alla prestazione non sia imputabile al lavoratore, il licenziamento per giustificato motivo oggettivo richiede la prova…
Nel subentro di altra impresa nella concessione per la distribuzione del gas naturale, il D.M. 21 aprile 2011 non deroga alla disciplina legislativa del licenziamento per giustificato motivo…
In caso di rapporto formalmente non subordinato, del quale sia domandata in giudizio la qualificazione come subordinato, il termine di decadenza si applica all’atto scritto che pone fine al rapporto…
Ai fini dell'individuazione della legge applicabile al contratto individuale di lavoro, il collegamento più stretto ai sensi dell'art. 8 del Regolamento Roma I va accertato attraverso la valutazione…
L'incompatibilità tra pubblico impiego e professione forense sussiste per effetto della mera iscrizione all'albo forense, senza necessità di provare l'effettivo esercizio dell'attività professionale…
L'omessa contestazione disciplinare al dipendente pubblico non è sanabile mediante successivi atti che richiamino o rendano conosciuti gli addebiti, poiché compromette irrimediabilmente il diritto di…
La tutela reintegratoria è applicabile quando la condotta contestata sia punibile con sola sanzione conservativa, anche ove tale previsione sia espressa mediante clausole generali ed elastiche.
Nel pubblico impiego contrattualizzato, qualora il procedimento disciplinare sospeso sia riattivato prima dell'irrevocabilità della sentenza penale, non opera il termine iniziale previsto dall'art.…
Il lavoratore addetto al personale viaggiante che, maturato il requisito per la pensione di vecchiaia anticipata, abbia tempestivamente optato per la prosecuzione del rapporto ai sensi dell'art. 6…
Qualora, dopo la maturazione dei requisiti pensionistici, il rapporto di lavoro sia consensualmente proseguito per fatti concludenti, la tutela prevista dall'art. 18 della legge n. 300 del 1970…
È costituzionalmente illegittimo l'art. 9, comma 1, del d.lgs. 4 marzo 2015, n. 23, limitatamente alle parole «e non può in ogni caso superare il limite di sei mensilità»: per i lavoratori assunti…
I provvedimenti originali da cui derivano le schede, con la data di consultazione. I link ai testi integrali sono per gli iscritti.
Le schede informano; la valutazione di un caso richiede l'esame dei documenti. Vedi come lo Studio assiste su questa materia, avvocato per licenziamento a Piacenza, calcolo dell'indennità per licenziamento illegittimo (quante mensilità). Contatti dello Studio.