Che cosa è mobbing e che cosa non lo è
Nel linguaggio comune «mobbing» indica qualsiasi trattamento ingiusto sul lavoro. Davanti a un giudice la nozione è più stretta: occorre una pluralità di condotte, ripetute nel tempo e collegate fra loro da un disegno che tende a emarginare o a logorare la persona, e occorre che da quelle condotte sia derivato un danno alla salute o alla professionalità. Un solo episodio, anche grave, di norma non integra il mobbing: può essere illegittimo per altre ragioni, ma va inquadrato diversamente.
Accanto al mobbing la giurisprudenza riconosce lo straining, cioè una situazione di stress forzato prodotta da un ambiente reso ostile in modo duraturo, anche senza la serie sistematica di atti che il mobbing richiede. È una distinzione che conta: molte vicende che non superano la soglia del mobbing trovano tutela come straining, e impostare la domanda nel modo sbagliato è uno dei motivi più frequenti di rigetto.
C'è poi il demansionamento, che ha una disciplina propria e non richiede di dimostrare alcun intento persecutorio. Va però conosciuta com'è oggi, perché dal 2015 è cambiata: il datore di lavoro può assegnare mansioni diverse, anche non equivalenti alle precedenti, purché riconducibili allo stesso livello e alla stessa categoria legale di inquadramento. L'assegnazione a un livello inferiore è invece ammessa solo in ipotesi determinate — in particolare una modifica reale degli assetti organizzativi che incide sulla posizione di quel lavoratore, restando nella stessa categoria legale, con comunicazione scritta a pena di nullità e conservazione del livello e della retribuzione — oltre ai casi previsti dai contratti collettivi e agli accordi individuali stipulati nelle sedi protette.
Quello che ne consegue è pratico: il demansionamento resta spesso la strada più solida, perché si prova con i documenti e non con la ricostruzione delle intenzioni di chi comanda, ma il terreno del confronto si è spostato. Non basta più dire che le mansioni sono diverse o meno gratificanti di prima: occorre verificare il livello di inquadramento, che cosa prevede il contratto collettivo applicato, se la riorganizzazione invocata esiste davvero e se è stata rispettata la forma scritta. È un controllo che si fa sui documenti aziendali, non sulle impressioni.