Piacenza · Previdenza e ricorsi INPS

Avvocato per ricorsi contro l’INPS a Piacenza

L'Avv. Lucia Capelli si occupa solo di diritto del lavoro e della previdenza e riceve a Piacenza, in via Romagnosi 37. Assiste chi ha ricevuto un diniego dall'INPS su pensione, invalidità civile, NASpI, contributi o prestazioni assistenziali, nel ricorso amministrativo e davanti al giudice del lavoro.

Un diniego non è una parola definitiva: molte domande vengono respinte per ragioni istruttorie o per una valutazione medica discutibile, e si recuperano. Ma i termini per reagire sono brevi.

  • 90 giorni per il ricorso amministrativo sulla maggior parte dei provvedimenti
  • Per invalidità e prestazioni sanitarie serve prima l'accertamento tecnico
  • La parte medica decide la causa: la documentazione va completata prima
  • Riceve a Piacenza in via Romagnosi 37, anche in videochiamata

Che cosa si contesta, in concreto

Le vicende che arrivano allo Studio si dividono in due famiglie. La prima riguarda le prestazioni legate alla salute: invalidità civile, indennità di accompagnamento, riconoscimento della condizione di handicap, inabilità e assegno ordinario di invalidità. Qui il rigetto o il grado troppo basso dipendono da una valutazione medica, e si contestano sul terreno medico prima che su quello giuridico.

La seconda famiglia riguarda la posizione contributiva e le prestazioni economiche: requisiti per la pensione e ricostituzione dell'importo, periodi non accreditati, riscatti e ricongiunzioni, NASpI negata, ridotta o revocata con richiesta di restituzione, prestazioni familiari, avvisi di addebito per contributi che l'ente pretende. Qui il punto è documentale: ricostruire l'estratto conto e dimostrare quello che l'ente non ha registrato o ha calcolato in modo diverso.

Una terza situazione, meno intuitiva, è quella in cui l'INPS chiede indietro somme già erogate. Accade con la NASpI, con le integrazioni al minimo, con le prestazioni assistenziali quando l'ente rivede i requisiti a distanza di tempo. Anche in questi casi esistono margini di difesa: sui presupposti della revoca, sulla ripetibilità di quanto percepito in buona fede e sui termini entro cui la pretesa poteva essere avanzata.

Ricorso amministrativo e ricorso al giudice: due binari distinti

Contro la maggior parte dei provvedimenti dell'INPS il primo passaggio è il ricorso amministrativo agli organi interni dell'ente, da presentare di regola entro novanta giorni dalla comunicazione. Non è una formalità inutile: una parte dei dinieghi nasce da istruttorie incomplete e viene corretta in questa sede, senza costi di giudizio. Se l'ente non risponde entro i termini previsti, il silenzio consente comunque di rivolgersi al giudice.

Per le prestazioni che dipendono da una valutazione sanitaria il percorso è diverso e va conosciuto in anticipo. Prima di poter avviare la causa occorre chiedere al tribunale un accertamento tecnico affidato a un medico nominato dal giudice: è una condizione di procedibilità, non un passaggio facoltativo. Depositata la relazione, decorrono trenta giorni perentori per dichiarare di non accettarne le conclusioni; se nessuno le contesta il giudice le omologa con un decreto non impugnabile. Chi ha dichiarato il dissenso ha poi altri trenta giorni, anch'essi perentori, per depositare il ricorso che apre il giudizio, indicando a pena di inammissibilità i motivi della contestazione. Chi salta del tutto il passaggio si vede dichiarare improcedibile la domanda.

Le controversie previdenziali si discutono davanti al giudice del lavoro, per chi risiede in provincia di norma presso il Tribunale di Piacenza. È utile sapere che in questa materia le spese seguono regole particolari e che, quando ci sono i requisiti di reddito, può essere possibile accedere al patrocinio a spese dello Stato: è una delle prime cose che si verificano, perché incide sulla decisione se procedere.

Nelle pratiche sanitarie la causa si vince sui documenti medici

Quando la prestazione dipende dalle condizioni di salute, l'esito è deciso da quanto è completa e coerente la documentazione sanitaria. Servono le relazioni degli specialisti, gli esami strumentali, le cartelle dei ricoveri, la storia delle terapie: non un certificato generico, ma il quadro che permette al medico nominato dal giudice di valutare la reale compromissione. Presentarsi con una documentazione parziale è il modo più frequente di perdere una causa che si poteva vincere.

Conta anche la distinzione fra i due tipi di requisito. Molte prestazioni assistenziali richiedono, oltre alla condizione sanitaria, il rispetto di limiti di reddito o di altri presupposti come la residenza e il permesso di soggiorno. Capita di ottenere il riconoscimento medico e di vedersi comunque negare la prestazione per il secondo requisito: verificarli entrambi all'inizio evita di impostare un ricorso destinato a non servire.

Un punto pratico sui tempi: le condizioni di salute cambiano. Se la situazione è peggiorata dopo la visita che ha portato al diniego, quella evoluzione va documentata e può giustificare una nuova domanda oltre che il ricorso. Sono due strade che possono procedere in parallelo, e la scelta dipende da dove si trova la pratica.

Patronati, CAF e avvocato: chi fa che cosa nel piacentino

A Piacenza, come in tutta la provincia, la maggior parte delle domande all'INPS passa da patronati e centri di assistenza fiscale, che svolgono un lavoro essenziale nella fase amministrativa: presentano le domande, raccolgono la documentazione, seguono i ricorsi interni all'ente. Finché la pratica resta su quel binario è la strada giusta, ed è gratuita per l'assistito.

Il passaggio all'avvocato serve quando quella strada si esaurisce: il ricorso amministrativo è stato respinto, l'ente non risponde, il grado di invalidità riconosciuto è inferiore a quello che la documentazione sanitaria giustifica, oppure arriva una richiesta di restituzione. Dal momento in cui si deve andare davanti al giudice serve un difensore, e l'accertamento tecnico preventivo va impostato con i documenti in ordine, perché la valutazione del medico nominato dal tribunale pesa su tutto il resto.

Nel territorio piacentino ricorrono alcune situazioni tipiche. Le pratiche legate a patologie muscolo-scheletriche maturate nella logistica e nell'agricoltura, che spesso si intrecciano con una posizione INAIL e vanno lette insieme. I periodi contributivi frammentati dei lavoratori stagionali dell'agroalimentare, con buchi da ricostruire per raggiungere i requisiti. Le posizioni dei lavoratori stranieri, dove il diniego dipende più spesso dai requisiti di residenza e soggiorno che dalla salute. E le pratiche di chi ha lavorato per anni fuori provincia o all'estero, dove il problema è far confluire tutti i periodi nella stessa posizione.

Nel diritto del lavoro quasi tutto si gioca sui termini

90 giorni — Ricorso amministrativo
Contro la maggior parte dei provvedimenti, dalla comunicazione. Una parte dei dinieghi si corregge qui, senza costi di giudizio.
30 + 30 giorni — Contestare l'accertamento tecnico
Trenta giorni dalla comunicazione del deposito della consulenza per depositare il dissenso, altri trenta dal dissenso per depositare il ricorso. Entrambi perentori.
5 anni — Contributi e ratei arretrati
I contributi omessi e i ratei di prestazione non riscossi si prescrivono di regola in cinque anni: sulle posizioni antiche il recupero va impostato subito.
68 giorni — Domanda di NASpI
Dalla cessazione del rapporto, a pena di decadenza. È il termine che si perde più spesso, e non si recupera: senza domanda nei termini l'indennità non spetta.
1 anno — Indennità di malattia e maternità
Si prescrivono in un anno dal giorno in cui sono dovute: un termine molto più breve di quello delle prestazioni pensionistiche.

Sono i termini generali: esistono eccezioni, sospensioni e discipline particolari a seconda del contratto applicato e del tipo di provvedimento. Per una prima verifica autonoma c'è la diagnosi guidata del licenziamento, gratuita e senza salvataggio dei dati inseriti.

Domande frequenti

L'INPS ha respinto la mia domanda: che cosa posso fare?

Dipende dal tipo di prestazione. Sulla maggior parte dei provvedimenti si presenta un ricorso amministrativo entro novanta giorni dalla comunicazione; per le prestazioni che dipendono dalle condizioni di salute occorre invece chiedere al tribunale un accertamento tecnico prima di poter avviare la causa. Il primo passo utile è sempre leggere il provvedimento, perché la motivazione dice quale strada è percorribile.

Devo fare il ricorso amministrativo o posso andare direttamente dal giudice?

Per molte prestazioni il ricorso amministrativo è il passaggio previsto, e conviene anche quando non fosse obbligatorio, perché può chiudere la questione senza costi. Per invalidità civile e prestazioni collegate alla salute il percorso è diverso: serve l'accertamento tecnico preventivo davanti al tribunale, che è condizione di procedibilità. Saltarlo porta a una dichiarazione di improcedibilità.

Che cos'è l'accertamento tecnico preventivo?

È una fase che precede obbligatoriamente la causa nelle controversie su invalidità civile, cecità, sordità, handicap e disabilità, oltre che su pensione di inabilità e assegno di invalidità: il tribunale nomina un medico che valuta le condizioni di salute e deposita le proprie conclusioni. Dalla comunicazione del deposito decorrono trenta giorni perentori per dichiarare di non accettarle, e altri trenta dal dissenso per depositare il ricorso che apre il giudizio. In mancanza di contestazione il giudice omologa l'accertamento con decreto non impugnabile. È il momento in cui la documentazione sanitaria pesa di più, e va completata prima e non durante.

Il patronato ha già presentato ricorso e me lo hanno respinto: si può ancora fare qualcosa?

Nella maggior parte dei casi sì. L'esito negativo del ricorso amministrativo non chiude la questione: apre la strada giudiziaria, per la quale serve un difensore. Conviene portare tutta la pratica così com'è, compresi i verbali di visita e la corrispondenza con l'ente, perché dalla motivazione del rigetto si capisce su che cosa la difesa deve concentrarsi.

L'INPS mi chiede di restituire somme già ricevute: devo pagare?

Non necessariamente e non prima di una verifica. Le richieste di restituzione vanno esaminate sui presupposti della revoca, sulla ripetibilità di quanto percepito in buona fede e sui termini entro cui la pretesa poteva essere avanzata. Sono situazioni in cui il tempo conta, perché alla richiesta seguono atti di recupero: conviene farla leggere appena arriva.

Quanto costa un ricorso contro l’INPS?

Prima di ogni incarico lo Studio consegna un preventivo scritto con le attività previste e i costi, e sono possibili modalità di pagamento rateizzate. In materia previdenziale le spese seguono inoltre regole particolari e, quando ci sono i requisiti di reddito, può essere possibile accedere al patrocinio a spese dello Stato: è una verifica che si fa all'inizio, perché incide sulla decisione se procedere.

Lo Studio riceve a Piacenza in via Romagnosi 37, su appuntamento. Vedi anche come lavora lo Studio a Piacenza e la pagina di materia previdenza, pensioni e ricorsi inps.

Parlare con lo Studio

Se un termine sta correndo, la cosa utile è parlarne adesso: una telefonata basta per capire se ci sono margini e quanto tempo resta.

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