Decisioni censite
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Tema
Chi deve provare che cosa nel processo del lavoro: ripartizione dell'onere, presunzioni, prova del giustificato motivo e del danno.
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5 Novembre 2026
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Molte cause di lavoro si decidono sulla ripartizione dell'onere della prova prima che sul merito. La regola generale è l'art. 2697 del codice civile: chi fa valere un diritto prova i fatti che ne sono il fondamento, chi eccepisce prova i fatti impeditivi o estintivi. Nel diritto del lavoro la regola è però corretta da norme speciali e da principi elaborati dalla giurisprudenza, che spostano il peso della prova sulla parte più vicina alla fonte.
La deviazione più nota è l'art. 5 della legge n. 604 del 1966: la prova della giusta causa e del giustificato motivo di licenziamento spetta al datore di lavoro. Ne discende, nel licenziamento per giustificato motivo oggettivo, che è il datore a dover dimostrare l'impossibilità di ricollocare il lavoratore (repêchage), verificata sulle mansioni effettivamente svolte, e a dover provare, nella riduzione di personale omogeneo e fungibile, di aver scelto il lavoratore secondo correttezza e buona fede. Il lavoratore prova invece il carattere ritorsivo o discriminatorio del recesso, anche per presunzioni. Nel processo l'aliunde perceptum va eccepito dal datore nel primo momento utile e richiede la prova di un reddito effettivamente percepito.
Un secondo gruppo riguarda la cessazione del rapporto per dimissioni: dall'entrata in vigore dell'art. 26 del d.lgs. n. 151 del 2015 le dimissioni si presentano esclusivamente con la procedura telematica, e la decisione schedata chiarisce che l'onere di provare l'effettiva risoluzione per dimissioni grava sul datore, al quale non basta produrre il modello UNILAV se manca la documentazione che attesti la provenienza dell'atto dal lavoratore. In mancanza il rapporto si considera proseguito, con le differenze retributive e l'applicazione del contratto collettivo originario.
In materia previdenziale e ispettiva le schede ricordano che sull'ente creditore grava la prova dell'imputazione del reddito al socio lavoratore ai fini contributivi, e che il giudice può attribuire maggiore attendibilità alle dichiarazioni rese dai lavoratori agli ispettori rispetto alle testimonianze successive. Un punto processuale ricorrente: la violazione dell'art. 2697 c.c. si può denunciare in Cassazione solo se il giudice ha attribuito l'onere alla parte sbagliata, non per contestare la valutazione delle prove, che resta riservata al merito.
Rientrano infine nel tema il danno da inadempimento dell'obbligo di sicurezza (art. 2087 c.c.), dove il lavoratore prova il danno e il nesso con l'ambiente di lavoro e il datore prova di aver adottato tutte le misure necessarie, e il principio di vicinanza della prova, che grava la parte che dispone dei documenti.
Le schede riportano estremi, massima, esito e fonte primaria; le edizioni del Labour Index leggono l'insieme. Le pagine collegate spiegano come lo Studio imposta la prova fin dalla fase stragiudiziale.
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Come si sono concluse le decisioni schedate su questo tema. L'esito processuale descrive la sorte del ricorso, non chi ha ragione nel merito. Il corpus dell'Osservatorio non e' un campione rappresentativo della giurisprudenza nazionale: i numeri descrivono le decisioni raccolte e verificate nel periodo, non l'intero contenzioso.
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